I Sanjust tra il XVI e il XVII secolo

 

“Una delle famiglie più nobili di Cataloña”, così definisce la famiglia Sanjust l’anonimo estensore di “Origen del Cavallerato e de la nobleza de varias familias del Reino de Cerdeña” che fa iniziare con Dalmazzo Sanjust una storia che continua tutt’oggi.

LE ORIGINI:

Tralasciando le fantasiose ricostruzioni sulle origini, il primo documento che attesti l’esistenza dei Sanjust risale alla fine del XIII e inizi del XIV secolo, con un Arnaldo e un Pietro, Cavalieri dell’Ordine dei Templari, residenti in Catalogna (1). Secondo Francesco Floris (2), Pietro Sanjust, Cavaliere dei Templari, fu Commendatore del Tempio di Maiorca nel 1301.
Dopo il drammatico scioglimento dell’Ordine, i Sanjust continuarono a risiedere a Maiorca ove Nicolò Sanjust, nipote di Pietro, divenne Tesoriere di Sancio 1° di Maiorca. Nel 1321 Nicola Sanjust era ambasciatore presso il Re d’Aragona, proprio nel periodo in cui Giacomo II preparava la spedizione destinata a conquistare la Sardegna. Nicolò partecipò all’impresa investendovi 2.000 ducati, garantiti sugli stagni dell’ancora da conquistare Cagliari e da una rendita di 200 ducati annui.
Il 18 agosto 1355 il Re Pietro IV d’Aragona concedette ad Ughetto Sanjust (forse nipote di Nicolò) il feudo di Villagreca, sito nel Regno di Sardegna, “mixto morem Italie”, trasmissibile agli eredi ed ai successori. Poiché il documento andò distrutto, il 28 luglio 1389 lo stesso Re Pietro ne fece redigere una copia, che è quella risultante negli archivi (3). Fu suo figlio Michele che, tornato in possesso del feudo di Villagreca, dopo la battaglia di Sanluri, vi aggiunse l’11 novembre 1415 la villa di Furtei.
Figlio, o fratello di Michele, fu Dalmazzo Sanjust, al quale, in remunerazione dei suoi servizi, Alfonso d’Aragona, l’8 febbraio 1421, diede le ville di Furtei e Villagreca, nel 1426 ricevette anche i feudi di Pauli e di Sisali, in territorio di Cagliari.
Figli di Dalmazzo Sanjust furono Pietro, Antonio Sberto, Isabella, che sposò Andrea Suñer (4), e Violante che sposò Giuliano Scamado (5), ricco mercante il cui Re Alfonso V concesse, il 16 giugno 1441, di abitare e commerciare nel Castello di Cagliari.

A Dalmazzo successe il figlio Antonio Asberto che nel 1432 ricevette il diploma di nobiltà esteso anche al figlio Juanot. Antonio Sberto nel 1481 fu convocato al Parlamento Perez Escrivà come Signore della baronia di Furtei, comprendente Furtei e Segariu, della villa di Villagreca, frazione di Nuraminis e della signoria di Pauli, con Monserrato. Antonio Sberto sposò Quiteria Roig, forse figlia di Simone Roig, Signore di Sarroch (6). Da questo matrimonio nacquero Giannotto, Erilla, che sposò Garcia de Alagon, e Margherita che sposò Arnaldo Vincenzo Rocca (7).

Giannotto Sanjust il 15 febbraio 1494 ottenne il possesso dei feudi del padre; sposò Caterina de Castelvì y de Aragall, figlia di Alberto de Castelvì, 2° Visconte di Sanluri, e di Antonia de Aragall e Dedoni, dalla quale ebbe Gerolamo Sanjust y de Castelvì, Signore nei feudi Sanjust a partire dal 2 gennaio 1528, cui aggiunse le ville di Elmas e di Mogoro. Gerolamo Sanjust nel 1518 fu convocato al Parlamento Villanova come Signore della Baronia di Furtei, di Villagreca, di Pauli Monserrato e di Elmas. Sposò Isabella Rocca y Sanjust, sua cugina per esser figlia di Margherita Sanjust y Royg: i due avevano in comune il nonno Antonio Sberto.
Con i figli di Gerolamo Sanjust e Isabella Rocca comincia la genealogia Sanjust documentabile attraverso i Quinque Libri.

I SANJUST NEI QUINQUE LIBRI:

Figli di Gerolamo Sanjust e di Isabella Rocca furono Monserrato, Gerolamo, Anna, che sposò Ranieri Bellit, Barone di Gioiosa Guardia, morto senza prole, Maria che si sposò due volte, la prima con Pietro d’Aragall, che morì nel 1529, e la seconda volta con Giacomo Raimondo Zatrillas, Signore di Cuglieri, e fu madre di Angelo Zatrillas, 1° Conte di Cuglieri (8). Imbenia (forse Benvenuta?) Sanjust y Rocca sposò Martino Jorge, e Benedetta, che morì nel 1588, fu la prima moglie di Giovanni Escorça, appartenente ad una famiglia di mercanti genovesi, approdati prima ad Alghero e poi trasferitasi a Cagliari.

Il personaggio più importante fu Monserrato Sanjust y Rocca, 5° Barone di Furtei, morto nel 1579, che sposò nel 1528, in prime nozze, Gerolama Boter e in seconde nozze Caterina Gessa.
Le due mogli di Monserrato Sanjust erano probabilmente cugine aventi in comune il nonno Elia Gessa, 1° Signore di Flumini (si ipotizza infatti che da Elia siano nate Antonia Gessa moglie di Ludovico Boter da cui Gerolama; e Nicolò Gessa marito di Isabella (Margens?) da cui Caterina).
Don Monserrato passava per uomo assai facoltoso e ad esso si rivolsero Salvatore Aymerich, Azore Zapata, la moglie, Marchesa de Alagon e Donna Francesca Zapata y Carrillo per un prestito con cui far fronte alle spese del lungo processo intentato contro di loro dal Visitatore Generale, dottor Pietro Clavero ed alle penali conseguenti. Monserrato Sanjust partecipò come Signore di Furtei ai lavori del Parlamento de Heredia (1554).
Figli di Melchiorre Sanjust furono Dalmazzo, Gerolamo, Pietro, Anna, Maria e Emerenziana (detta Menenzia). Maria Sanjust y Boter sposò Salvatore 2° Bellit y Aragall Signore del Feudo di Acquafredda, erede dei possedimenti Bellit. Fu madre di Gerolama Bellit y Sanjust, prima moglie di Melchiorre Aymerich, Barone di Mara.
Menenzia Sanjust y Boter sposò Antonio Serra, Signore della Baronia di Musei che aveva acquistato da Donna Beatrice Cardona. Il feudo fu successivamente rivendicato dai Cardona e passò per eredità ai Rossellò.

Dalmazzo Sanjust y Boter fu 6° Barone di Furtei. Sposò Albina Cavaller, figlia di Mattia Cavaller, Signore di Samassi. Morì senza lasciare discendenza. Gerolamo Sanjust fu 7° Barone di Furtei. Don Gerolamo, che nella parlata castellana era detto Don Gironi, secondogenito di Don Monserrato, come si addiceva ai cadetti delle famiglie nobili, in gioventù aveva fatto il militare al servizio dei Cavalieri di Malta. Assieme a Don Guglielmo de Cervellò aveva partecipato, con onore, a talune imprese contro gli infedeli. Morto senza eredi Don Dalmazzo, primogenito di Don Monserrato, Don Gironi rientrò in Sardegna per assumere l’onere ed il titolo di Barone di Furtei e di Pauli e, per perpetuare la specie, sposò Donna Violante Barbaran y Peiron, figlia di Adriano Barbaran e di Isabella Nin y Peiron, la cui nonna era Angela de Alagon y Boter: questo fatto portò i Sanjust nell’orbita dei Marchesi di Sorris. Nel 1592 fu convocato al Parlamento de Moncada come Signore di Furtei, Barone di Pauli e Signore di Elmas e fu classato per 190 fuochi e tassato di 106 lire, 1 soldo e 4 denari. Fu sindaco dello Stamento Militare, partecipando attivamente ai lavori e per questo al termine fu remunerato con 26 ducati, 11 soldi e 1 denaro. Inoltre, inviato presso la corte di Sua Maestà come sindaco del Militare, si spartì, assieme ai sindaci degli altri due stamenti 2100 lire come rimborso spese di viaggio (9).

Gerolamo Sanjust ebbe, dalla moglie Violante, almeno 8 figli: Antonio, Gerolama, Isabella, Giovanni, Antioco, Pietro, Giacomo, Maria Francesca.
Antonio Sanjust sposò Maria de Cervellon y de Castelvì, nata nel 1578 da Gerolamo de Cervellon y Gessa, 4° Barone di Samatzai, e da Gerolama de Castelvì y Cavaller. Egli morì il 28 dicembre del 1598 e i funerali furono fatti in Duomo con una cerimonia assai triste. I Sanjust, i Cervellon, i Barbaran, i Castelvì e gli Alagon si strinsero attorno alla moglie, Maria de Cervellon, rimasta vedova relicta a vent’anni, incinta di sette mesi. La salma di Don Antonio venne accompagnata sino a San Domenico, ove fu sepolta nell’avello dei Sanjust. Nel febbraio successivo nacque l’erede, che sarebbe dovuto diventare il futuro Barone di Furtei, ma morì poco dopo (Maria de Cervellon passò a nuove nozze nel 1601 sposando Don Giacomo de Aragall, Governatore del Capo di Cagliari e Gallura, vedovo di Donna Anna de Alagon. Sarà madre di Don Diego de Aragall, ultimo di questa stirpe).

Gerolama Sanjust y Barbaran, nata nel 1576, cresimata nel 1583, nel 1614 sposò Don Giovanni Battista de Castelvì y de Cervellon, 2° Barone di Samassi.
Giovanni Sanjust y Barbaran, nato nel 1584 e morto nel 1636, fu 8° Barone di Samassi. Nel 1606 sposò Angela Brondo y de Ruecas.
Antioco Sanjust y Barbaran, nato nel 1585 e morto nel 1651, nel 1607 sposò Angela Marongiu, vedova, morta nel 1618. In seconde nozze Antioco Sanjust sposò nel 1618 Isabella Zatrillas y Dedoni, figlia di Gherardo Zatrillas y Mollet, 4° Signore del Gerrey e di Chiara Dedoni y Bonfant, erede della Signoria di Gesturi.
Pietro Sanjust y Barbaran nacque nel 1586.
Giacomo Sanjust y Barbaran, nato nel 1587, fu religioso nell’Ordine dei Gesuiti.
Maria Francesca Sanjust y Barbaran nacque nel 1588.

Giovanni e Antioco Sanjust y Barbaran, fratelli, diedero origine a due linee Sanjust, che si svolsero parallele sino alla metà del XVIII secolo, quella dei baroni di Furtei e quella dei Sanjust y Zatrillas.

LINEA SANJUST ZATRILLAS:

Antioco Sanjust, capostipite di questa linea, che fu la linea cadetta, non pare abbia avuto figli dalla prima moglie, Angela Marongiu, naturale di Oristano, già vedova, che morì nel 1618. Il 9 dicembre di quello scorso anno Antioco Sanjust si risposò con Isabella Zatrillas y Dedoni, figlia di Gherardo Zatrillas, 4° Signore del Gerrey, e di Chiara Dedoni. Si sposarono in casa, secondo la consuetudine per gli invedovati, con licenza di Monsignor Arcivescovo, avendo per ministro ufficiante il reverendo Francesco Tolu, domer di Cattedrale e per testimoni Don Filippo de Cervellò, Governatore del Capo di Cagliari e Gallura (10), e Don Pedro Ravaneda, Maestro Razionale.
Dalla seconda moglie, in un arco di tempo di 18 anni, Antioco Sanjust ebbe almeno nove figli, quattro dei quali morirono in tenera età (Carlo, Gerolamo, Giovanni Battista e Lucifero) (11).

Antonio Sanjust y Zatrillas, nato nel 1623 da Don Antioco e Donna Isabella, fu armato Cavaliere di Santiago il 12 dicembre 1634 avendo per padrini Don Ilarione de Alagon, Marchese di Villasor e Don Angelo Delitala Y Amat, entrambi cavalieri dello stesso Ordine. Nel 1642 sposò Francesca Barbaran y Piludu, figlia di Giovanni Francesco Barbaran y Zapata e di Maria Piludu. Tra il 1643 ed il 1666 nacquero nove figli, quattro dei quali morirono in tenera età.
Giuseppe Francesco Sanjust y Barbaran, nato il 30 maggio 1649, sposò Francesca Alemain y Acorrà, nata nel 1652 da Stefano Antonio Alemain e da Atanasia Acorrà y Figo (12).

Francesco Sanjust e Francesca Alemain ebbero quattro figli, dei quali sopravvisse la sola Teresa, nata il 1° aprile 1671. Teresa Sanjust y Alemain, il 30 luglio 1687, sposò Giovanni Francesco de Castelvì y Dexart, 6° e ultimo Marchese di Laconi di quella Casata, figlio di Don Agostino de Castelvì e di Donna Giovanna Dexart.
Teresa Sanjust y Zatrillas, nata nel 1628, sposò Lussorio Cao Hordà, figlio di Pietro Cao e di Giovanna Hordà.
Giorgio Sanjust y Zatrillas, nato nel 1628, sposò il 15 gennaio 1645 Maria Carniçer y Escorça, nata nel 1627 da Giovanni Carniçer e Violante Escorça (13).
Non pare che da queste nozze sortirono eredi (di un Antioco Sanjust y Carniçer, segnalato da qualcuno, non v’è traccia nei Libri consultati). Maria Carniçer morì due anni dopo e Don Giorgio il 6 gennaio 1653 passò a nuove nozze sposando in casa Donna Maddalena Cugia, nubile, figlia di Don Antonio Cugia e di Donna Grazia Abril. Nel 1659 nacque Anna Grazia Sanjust y Cugia, unica erede di Don Giorgio Sanjust, il quale morì il 2 luglio 1663 (14).

Clara Sanjust y Zatrillas, nata nel 1633, sposò il 28 aprile 1647 Don Giuseppe Pintus, naturale della città di Iglesias, figlio di Don Giovanni Pintus e di Donna Giovanna Soler y Sarroch, quest’ultima nata nel Castello di Cagliari nel 1598.
Francesco Sanjust y Zatrillas, la cui data di nascita non ci è nota, sposò in prime nozze, il 1° settembre 1652 Gerolama Mallò, da cui ebbe un figlio, Lorenzo Lucifero, nato nel 1653 (15).

Rimasto vedovo, Francesco Sanjust si risposò nel 1667 con Teresa Asquer y Moiran, figlia di Don Giovanni Battista Asquer e di Maria Morisana (o Moyran), vedova di Don Giuseppe Angioy, naturale di Orani. Non risultano figli.

Lorenzo Sanjust y Mallò sposò in prime nozze Giuseppa Masones, figlia di Antonio Masones y Corellas, Maestro Razionale, e di Anna Maria Nin y Sanjust, figlia di Francesco Nin, 2° Barone di Senis, e di Gerolama Sanjust y Brondo. Tra gli sposi vi era una consanguineità di 3° grado da una parte (Sanjust) e di 4° grado dall’altra (Nin), i due avendo in comune l’avo Gerolamo Sanjust y Boter (Don Gironi), bisnonno di Lorenzo e trisnonno di Giuseppa. Da questo matrimonio Lorenzo Sanjust ebbe otto figli, cinque dei quali morirono in tenera età. Rimasero Anna, che sposò Giuseppe Farina, Antonio, sposato con Francesca Usai, pare improle, e Francesco, capitano di fanteria, scapolo.

Lorenzo Sanjust, rimasto vedovo, si risposò il 7 luglio 1697 con Francesca Zapata (probabilmente figlia di Ignazio Zapata y Tison, 6° Barone di Las Plassas, e di Giuseppina Brondo y Castelvì), dalla quale ebbe tre figli due dei quali morirono albat. Isabella Sanjust y Zapata sposò in prime nozze, il 27 settembre 1716, Tomaso Salaris, e in seconde nozze, il 23 ottobre 1728 Saturnino Vico Zonza Torrellas, Trombettiere Maggiore del Regno di Sardegna, nato nel 1698 e morto nel 1743.
Si esaurisce con lei la linea Sanjust Zatrillas.

LINEA DEI BARONI DI FURTEJ:

Tornando a Giovanni Sanjust y Barbaran, 8° Barone di Furtey, nacque nel 1584 e morì nel 1636. Sposò in Duomo il 12 febbraio 1606 Angela Brondo y de Ruecas, figlia di Tomaso Brondo, Signore di Parte Ispisi de susu e di Caterina de Ruecas (figlia di Melchiorre, Tesoriere del Regno, e sorella di Francesca, moglie di Giovanni Naharro. Morì nel 1637). Il matrimonio fu celebrato dal canonico Cristoforo Gessa, Commissario del Sant’Ufficio, con l’assistenza dell’Arcivescovo Monsignor Francesco Desquivel.
Da queste nozze nacquero Gerolama Sanjust y Brondo, nata nel 1605, moglie di Francesco Nin y Dedoni, 2° Barone di Senis.
Ignazio Sanjust y Brondo, 9° Barone di Furtey, nacque nel 1611 e morì nel 1637. Il 1° giugno del 1630, avendo come referenti il Marchese di Bayona, Viceré di Sardegna e il Marchese di Villasor, Don Ilarione de Alagon, fu fatto Cavaliere di Santjago. Il 23 marzo 1625 sposò in Duomo Donna Angela Escarxoni (16) y Fores avendo per testimoni il Conte di Palmas, Don Luis Gualbes, e Don Guerau Busquets. La cerimonia fu officiata dal canonico Melchiorre Pirella.
Ignazio Sanjust e Angela Escarchoni ebbero due figli, Artemisia e Eusebio.
Artemisia Francesca Giovanna Sanjust nacque nel 1628 e il 30 dicembre fu tenuta a battesimo in Duomo dal nonno paterno, Don Giovanni Sanjust, e dalla nonna materna, Donna Paola Escarchoni y Fores, officiante il canonico Don Melchiorre Pirella.
Eusebio Sanjust fu battezzato in Duomo il 1° novembre 1631.
Gli anni che seguirono portarono molti lutti in casa Sanjust: il 2 giugno 1633 moriva Donna Violante Sanjust y Barbaran, nonna, e oramai bisnonna, di tutti i Sanjust allora viventi. Molto avanti negli anni (probabilmente intorno agli ottanta anni), il ruolo e l’età le conferivano il prestigio di matriarca.

Il 1° dicembre 1636 moriva Don Giovanni Sanjust y Barbaran e, il 16 giugno 1637 lo seguiva Donna Angela Brundo, sua moglie. Il 1° dicembre 1637, ad un anno esatto dal padre, moriva anche Don Ignazio Sanjust: Eusebio, suo figlio, divenne 10° Barone di Furtey a soli sei anni. Ma durò poco: il 4 maggio 1644 il domer Franco Tolu annotava nel Registro dei morti: “E’ morto Don Eusebio Sanjust, Signore e Barone di Furtey e di altre ville. Ebbe tutti i sacramenti e ufficio canonicale, con accompagnamento sino alle porte della città” (17). Tutti quei morti, che interrompevano la discendenza diretta dei baroni di Furtey, presero definitiva dimora nella Chiesa di San Domenico in Villanova, ove era l’avello di famiglia.

Il 13 novembre di quello stesso 1644, con una cerimonia che, dato lo stato di lutto della famiglia, fu riservata e ufficiata in casa, Artemisia sposava Tomaso de Castelvì y Gualbes, la cui nonna era Gerolama Sanjust y Barbaran. Erano entrambi scapoli e lo scrupoloso reverendo Francesco Tolu li dichiarava, nel Registro delle nozze, in 3° grado di consanguineità, avendo in comune gli avi Gerolamo e Violante Sanjust. Artemisia e Tomaso furono i genitori di Caterina de Castelvì y Sanjust, erede in linea diretta della baronia di Samassi, che passò al marito e cugino, Don Anastasio de Castelvì y Barbaran, 4° Barone.

11° Barone di Furtey divenne Francesco Carlo Sanjust y Brondo, fratello di Ignazio e zio di Eusebio. Lo divenne nel 1644, alla morte del nipote e lo rimase sino alla morte, avvenuta nel 1695. Era nato nel novembre 1621 e fu battezzato il 7 dal canonico Antonio Tola, avendo per padrini Don Francesco Deledda e Donna Isabella de Castelvì (più probabilmente era invece Donna Isabella Zatrillas, moglie di Don Antioco Sanjust y Barbaran).
Il 28 luglio 1640 aveva sposato Donna Maria Masones, figlia di Francesco Masones y Serra e di Lucrezia Corellas, già vedova per aver sposato nel 1636 Giacomo Portugues y Torrellas, 3° Barone di Posada, morto senza discendenza nel 1639. Da queste nozze nacquero Giovanna, Lucrezia, Angela, Felice, Dalmazzo e Demetria che, nata nel 1652, morì nel 1654.

Francesco Sanjust fu ministro della Governatoria Reale e poi, nel 1678 – 1679, Governatore del Capo di Sassari e di Logudoro. A conclusione del Parlamneto del Duca di Monteleone, il Sovrano Carlo II approvò l’innalzamento dei feudi di Pauli, Pirri ed Elmas in Contea di San Lorenzo, assegnandola a Don Francesco Sanjust y Brondo, assieme al Veghierato reale a Cagliari per due anni, interpolatamente a Don Lorenzo Sanjust Mallò y Zatrillas.
Teresa e Agostina Sanjust y Brondo, sorelle del 1° Conte di San Lorenzo, presero i veli, facendosi suore.
Inizia con Francesco Sanjust e continua con suo figlio Dalmazzo la linea dei conti di San Lorenzo.

 

 

Note:

  1. Joaquim Miret y Sans, Les Cases de Templers y Hospetalers en Catalunya. Barcelona, 1910, pp. 147 e passim.
  2. Francesco Floris, Feudi e Feudatari di Sardegna. Edizioni della Torre, Cagliari 1996.
  3. Barcelona. Archivio de la Corona de Aragò, Cancilleria, registro 1939, carte 85-87.
  4. I Suñer appartenevano ad una famiglia catalana stabilitasi in Alghero. Nel 1426 Antonio Suñer di Sassari fu fatto cavaliere.
  5. Su Giuliano Scamado vi sono numerose tracce negli atti notarili cagliaritani redatti tra il 1441 ed il 1458, sufficienti per valutarne la solidità economica. Il 24 settembre 1459 egli fece testamento chiedendo d’esser sepolto nella cappella di Sant’Antonio, in Duomo e precisando di voler il suo stemma nella chiave di volta della cappella. Furono suoi figli Giovanni, dottore in leggi e cavaliere, Michele, che continuò la mercatura, Antonio, civis castri Caller, e due femmine alle quali lasciò 5.000 lire ciascuna e una schiava con il denaro necessario al loro mantenimento fino a che si fossero sposate.
  6. Simone Roig ricevette la villa di Sarroch dal padre. Ebbe solo due figlie femmine, Quiteria e Erilla (?), le quali probabilmente, vendettero la villa ad Ausia Torrella, medico di Cagliari.
  7. Arnaldo Vincenzo Rocca ebbe due figli, Isabella, che sposò il cugino Gerolamo Sanjust, e Giacomo (Jaul) che sposò Marchesa Corrias. Giacomo Rocca fece costruire, a fianco del Duomo di Cagliari, una cappella dedicata alla Vergine dove ogni anno l’Arcivescovo conduceva una processione il giorno della domenica delle palme.
  8. Un atto del notaio Giovanni Bança, datato agosto 1538, narra come il Luogotenente del Regno di Sardegna, Giacomo de Aragall (marito di Angela Sanjust) su istanza del nipote Giacomo Raimondo Zatrillas, di cui era tutore, intimasse ai molto amati dalle Loro Maestà Donna Isabella Sanjust e Don Monserrato Sanjust, suo figlio, di versare a Don Giacomo Raimondo Zatrillas 6.000 lire promesse nell’atto matrimoniale a Maria Sanjust, rispettivamente loro figlia e sorella, unitamente alle 3.000 lire spettanti alla stessa donna Maria dall’eredità di Geronimo Sanjust, suo padre. In caso di mancata obbedienza entro 8 giorni, l’alguazir avrebbe agito esecutivamente contro i loro beni. Il 17 agosto 1538, da Sassari, ove si trovavano, Isabella e Monserrato Sanjust, riconoscendo il debito, si dichiararono pronti ad obbedire all’ordine. Da questo documento si evince che Maria Sanjust y Rocca in quell’anno 1538 era sposata con Giacomo Raimondo Zatrillas. In assenza di datazione sulla sua nascita, sapendo che Gerolamo Sanjust, suo padre, morì prima del 1528, e che Pietro d’Aragall, suo primo marito, morì nel 1529, si può ipotizzare che ella nacque attorno al 1510. Sposò Pietro d’Aragall quando aveva circa 18 anni, rimanendo vedova quasi subito, e passando successivamente a seconde nozze con Giacomo Raimondo Zatrillas.
  9. Del carattere di Don Gironi Sanjust ci sono giunte alcune testimonianze. In quel tempo era sorta una contestazione tra la Confraternita dei Genovesi ed i Francescani Osservanti sull’utilizzo della chiesa di Jesus fuori le mura che li ospitava entrambi. Per mettere fine a quella contestazione, i Genovesi avevano deciso di costruire, per il loro sodalizio, una nuova sede, comprando una casa, di proprietà del Canonico Valerio Casula, nella Costa della Marina, davanti alla scalinata che portava al Castello. Giovanni Antonio Martì, incaricato dell’acquisto, lo perfezionò con il fratello del Canonico, visto che quello era fuori Cagliari e su quell’area i Genovesi avevano cominciato a tracciare i confini della nuova chiesa, che doveva servire anche da ospizio della Confraternita. Ma i lavori furono interrotti da un’interdizione di Don Gerolamo Sanjust, Barone di Furtey, il quale accampò diritti su quella stessa area. Appreso che tre persone, citate dai Genovesi, avrebbero testimoniato contro di lui nella causa con la Confraternita, temendone la smentita, Don Gironi li aveva invitati a casa sua per convincerli a non testimoniare. Benché diffidenti di quell’invito, Ananau Madreu, Salvador de Va e Nicola Lay, non osando contrariare il Barone, ritenuto di cattivo carattere, avevano accettato, garantendosi tuttavia una ritirata. Il Barone li accolse con grande signorilità, offerse loro da bere, avviando una conversazione su argomenti comuni, e solo quando valutò l’atmosfera sufficientemente distesa, chiese loro di non testimoniare a favore dei Genovesi. I tre, che si aspettavano quella richiesta, dissero subito di non poter oramai ritirare quanto avevano detto e messo per iscritto, e poiché non si muovevano da quella posizione, Don Gironi, cambiando tattica e modi, li aveva fatti legare e rinchiudere nella cantina di casa. I familiari dei tre testimoni, vedendo che essi tardavano ad uscire, com’erano rimasti d’accordo ne informarono l’Avvocato Fiscale, Giovanni Antonio Palou. Ma contrastare Don Gironi era pericoloso, sia per i modi bruschi e spicciativi del Barone, sia per le alleanze che lo sostenevano e l’Avvocato Palou, non volendo inimicarsi né i Sanjust né gli Alagon, appellandosi alla “quaestio in foro privilegiato”, per rispettare il privilegio della Confraternita, aveva passato la patata bollente al Tribunale Ecclesiastico. Il Dotto Tomaso Caldentey, Canonico Vicario, che in quel periodo sostituiva l’Arcivescovo, a letto con un accesso di terzana, restio ai favoritismi, quando non indispensabili, non si lasciò intimorire dalle parentele e, dopo aver consultato Monsignore, che l’appoggiò, ordinò al Barone di Furtey di rimettere immediatamente in libertà i tre uomini, pena la scomunica. Così, mentre Don Gironi, cui non rimase che obbedire, perse la causa, la Confraternita dei Genovesi poté dare inizio alla costruzione della chiesa che dedicò ai Santi Giorgio e Caterina (Arch. Dioc. Cagliari, Registro Comune n.10, fg. 100). Nel 1614, oramai anziano, Don Gerolamo Sanjust fu convocato, assieme ai figli, al Parlamento del Duca di Gandia e anche in questa occasione non smentì il proprio carattere. Nella seduta del 17 marzo 1614 presentò al Parlamento un ricorso contro la Reale Udienza la quale, a suo dire, aveva sottratto alla sua curia, cioè al suo tribunale feudale, un tal Giovanni Onnis, assassino da strada, che aveva commesso un omicidio nel cammino reale entro i confini del suo feudo. Egli, appellandosi ad un antico privilegio, reclamava la restituzione dell’assassino che voleva giudicare nel proprio tribunale. Ma il Viceré, sentiti i magistrati della Reale Udienza gli diede torto.
  10. Don Filippo de Cervellon reggeva il Governatorato in attesa della maggiore età di Don Diego d’Aragall, cui l’ufficio spettava per privilegio reale.
  11. Tra un figlio e l’altro Don Antioco frequentava la buona società castellana. Nel 1618 partecipò, come padrino del fratello Giovanni, al Torneo organizzato dai Cavalieri della Città di Cagliari in onore del patrono, San Saturnino. Lo sfidante era Don Luis de Aragall y Gualbes, Conte di Palmas e la posta, stabilita dalla giuria, fu di tre colpi di picca e cinque di spada. Vi parteciparono il Marchese di Villasor, Don Ilarione de Alagon, il Conte di Serramanna, Don Antonio Brondo, Don Paolo de Castelvì, Don Geronimo Zatrillas, Don Francesco Barbaran e molti altri illustri cavalieri (Vedi S. Bullegas, L’Effimero Barocco, Cuec Cagliari, 1995).
  12. Gli Alemain appartenevano ad una famiglia di origine genovese residente nella Marina; gli Accorrà, di probabile origine spagnola, risiedevano invece a Sassari ove Giovanni Battista Accorrà, Tesoriere del Regno di Sardegna nel 1641, aveva sposato Antonia Figo dalla quale ebbe Francesco, che fu Veghiere Reale a Cagliari nel 1645, Giovanna, che sposò Don Luis Barbaran y Piludu, Atanasia e Diego, Canonico.
  13. I Carniçer erano una famiglia d’avvocati, procuratori, dottori in utriusque e legulei esperti nei meandri della legislazione barocca, residenti a Cagliari dalla metà del XV secolo. Giovanni Carniçer aveva esercitato con successo la professione di avvocato. Fu Consigliere Capo di Cagliari nel 1622 e nel 1629. Gli Escorça, d’origine genovese, risiedevano in Alghero. Giovanni Escorça giunse a Cagliari sul finire del XVI secolo: aveva sposato in prime nozze Benedetta Sanjust, figlia di Gerolamo e Isabella Sanjust. Rimasto vedovo nel 1589 si risposò con Giovanna Mirò, madre di Violante. Su Maria Carniçer abbiamo trovato due sole note. La prima, del 1645, data delle nozze con Giorgio Sanjust; la seconda, del 1647, data della morte. Nella nota sulle nozze, il domer, reverendo Francesco Tolu, dice che gli sposi erano in 4° e in 5° grado di consanguineità, il che significa che avevano in comune un avo, trisnonno dell’uno e quadrisnonno dell’altra, o viceversa. Non conoscendo il nome dei genitori di Maria, non è possibile ricostruire una genealogia sicura che rintracci gli avi comuni, né è credibile che un domer accorto come il Tolu ritenesse Maria figlia di Benedetta Sanjust. Un’altra ipotesi è ritenere Maria figlia, non di Giovanni, ma di Giuseppe Carniçer, fratello di Giovanni, sposato con Anna Esgrecho y Baccallar, che morì nel 1625. In tal caso, risalendo, tramite i Baccallar, sino a Vincenzo, marito di Anna Dedoni, si potrebbe indicare in Ferdinando Dedoni e Caterina Moirà gli avi comuni ai due sposi. Le nozze furono celebrate dal Canonico Don Geronimo Cao, Provvisore Generale dell’Arcivescovo, avendo per testimoni Don Gioachino Carroç y Centelles, Marchese di Quirra, e Don Paolo de Castelvì, Marchese di Cea.
  14. La non inconsolabile vedova relicta, Donna Maddalena, divenne l’amante di Don Agostino de Castelvì, 5° Marchese di Laconi, tessendo un improbabile progetto matrimoniale. Secondo Dionigi Scano, massimo biografo del Castelvì, la notte in cui fu ucciso, il Marchese usciva proprio da un convegno amoroso presso la Cugia e la cosa, abbastanza nota a Cagliari, alimentò per un poco il sospetto che mandante dell’omicidio potesse essere un qualche parente, o innamorato deluso della bella vedova. Passata la bufera, il 24 maggio 1674 Maddalena Cugia sposò l’alfiere Maurizio Rosati, naturale di Cremona..
  15. Il 2 giugno 1659 furono battezzati in Duomo due gemelli, figli di Francesco Sanjust e Caterina (Geronima?) Mallò con i nomi di Giovanni Antonio e Giovanni Eusebio, che morirono il 19 dello stesso mese.
  16. Gli Escarchoni (o Escarxoni o Scarzoni), pare originari del genovese, un tempo Signori del feudo di Marganay, in Iglesias, si ramificarono in diverse linee dando alla chiesa religiosi e canonici. Donna Angela Escarxoni era figlia di Nicola Escarchoni, avvocato, divenuto Giudice della Reale Udienza, originario di Iglesias, personaggio assai influente e stimato. I Fores, anch’essi di probabile origine genovese, si trasferirono a Cagliari alla metà del XVI secolo imparentandosi con i Martì e con i Meli.
  17. Era usanza, a quei tempi, che il corteo funebre accompagnasse la salma di coloro che dovevano essere sepolti fuori Castello, sino alle porte di Castello, che era allora ancora la città di Cagliari, gli altri rioni essendo considerati Appendici.