Quadro raffigurante Gerolamo Berlinguer Quesada

Gerolamo Berlinguer Quesada

Don Gerolamo BERLINGUER nacque a Sassari nel 1792 da Don Giovanni e da Donna Giovanna QUESADA; abbracciò la vita militare, fece le sue prime esperienze nella milizia provinciale di Sassari ed in quella locale dei Barracellari, istituiti dalla monarchia Sabauda in cambio dell’esenzione concessa ai Sardi dalla leva militare. Quando, nel 1832, Re Carlo Alberto ripristinò i vecchi ordinamenti delle truppe in servizio di pubblica sicurezza nell’Isola istituendo i “Cavalleggeri di Sardegna”, Berlinguer transitò nel nuovo Corpo, ove prestò servizio, con i gradi di luogotenente e capitano, fino al 1842, quando le ferite riportate nel conflitto che gli valse la massima ricompensa al valor militare lo obbligarono ad entrare nel Reggimento degli Invalidi. L’episodio che lo consacrerà alla storia avvenne il 23 giugno del 1835. Egli, a capo di un piccolo gruppo di tre cavalleggeri, era riuscito ad individuare il rifugio di un feroce latitante, Battista Canu, responsabile dell’omicidio di un medico, sorprendendolo nel sonno. Mentre Berlinguer ed i suoi uomini si apprestavano a catturare il latitante, il cane di quest’ultimo si avventò contro il capitano, che dovette ucciderlo. Nel frattempo il Canu si era destato e aveva aperto il fuoco contro i militari che si avvicinavano nella boscaglia e, proprio davanti alla grotta, era riuscito a colpire una prima volta Berlinguer alla spalla. La pattuglia, a sua volta, rispondeva al fuoco e, mentre il Canu era intento a ricaricare la propria arma, Berlinguer sfruttò il momento: si espose repentinamente al nemico, mentre i suoi uomini si ponevano ai lati dell’ingresso della grotta. Il bandito esplose il suo colpo quasi sicuro contro il capitano, ferendolo ancora, mentre due cavalleggeri saltavano addosso al Canu che, in un ultimo sussulto, prima di essere definitivamente bloccato, riuscì ad esplodere ancora un colpo contro il militare, prendendolo al petto. Il nostro eroe sopravviverà alle tre gravi ferite, ma ne soffrirà sempre i postumi, tanto da dover lasciare il servizio neanche otto anni dopo, ad appena cinquant’anni. La motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare che gli venne concessa recita: “Per i segnalati servizi resi al Governo e gli importanti arresti da lui fatti, con sommo coraggio, di facinorosi e banditi, che infestavano le campagne dei dintorni di Sassari, e particolarmente quello seguito nella notte dal 24 al 25 giugno 1835 con la massima intrepidezza in persona di Battista Canu, inquisito di proditorio omicidio sulla strada maestra del signor dottor Sini-Corda, nel quale arresto riportò egli tre pericolose ferite di arma da fuoco, sparategli sopra dal soprannominato assassino al momento del suo arresto”.