Il feudo della Minerva

Questo bellissimo territorio, ricco di boschi e di selvaggina, attualmente appartenente ai Comuni di Villanova Monteleone, Padria e Monteleone Roccadoria, venne concesso in feudo al Capitano di Marina Basilio Todde, con titolo di Conte, il 18 novembre 1755 da Carlo Emanuele III di Savoia, Re di Sardegna.
Don Basilio Todde scomparve in un naufragio con la sua nave nel 1760 ed il feudo pervenne, dopo alterne vicende col Regio Fisco, a suo fratello Antonio che, con testamento del 15 novembre 1776, lo lasciò a suo nipote, figlio di sua sorella Angela, Nicolò Maramaldo Todde, ufficiale nei Regi Eserciti, che divenne Conte della Minerva e viveva sia a Villanova Monteleone che nel palazzo della Minerva.
Scrive il Lamarmora, nel suo “Itinerario”, d’aver conosciuto a Minerva, intorno agli anni ’30 dell’800 il Conte Maramaldo della Minerva, probabilmente Don Antonio Maramaldo Delitala; lo descrive con evidente simpatia “... antico militare, intrepido cacciatore e gottoso. Ogni volta che io andai a domandare l’ospitalità di questo vecchio pieno di fuoco, mi raccontava le sue campagne, le sue avventure della gioventù e i suoi episodi di caccia. Quando io andavo a bussare la porta di altri feudatari, ancora pieni di spagnolismo, mi accordavano, è vero, l’ospitalità con tutta la cortesia che è il carattere di tutte le classi della società dell’isola; ma non trovavo la cordialità e franchezza militare, il sans façon del Conte della Minerva ...”
Il feudo della Minerva venne affrancato nel 1838 e la località passò al Regio Demanio che la vendette ad un certo Conte Beltrami il quale, a detta del Lamarmora, la devastò sfruttandola indegnamente, disboscando e bruciando estensioni di terreno per produrre carbone; ritornata al Demanio venne acquistata nel 1873 dall’avvocato Luigi Canetto di Tresnuraghes, illustre professionista con studi legali a Firenze ed a Roma, uomo politico, che la trasformò con moderni sistemi agricoli introducendovi bestiame selezionato e portandola a grande splendore.
La tenuta di Minerva, tra boschi, pascoli e terreni aratori, si componeva di oltre 2.000 ha. di terreno.
L’avvocato Luigi Canetto aveva sposato a Bosa, nel 1868, Giovannangela Spada Demuro (figlia di un grande proprietario terreno di Noragugume, Giuseppino Spada Angioy, Console di Francia, e di Donna Caterinangela Demuro Spada) dalla quale ebbe due figlie, Giovanna e Maria. Quest’ultima sposò giovanissima a Roma, nel 1893, dopo la morte del padre, Carlo Bakùnin, figlio del famoso anarchico rivoluzionario russo, il Principe Michele Bakùnin, fuoriuscito dalla Russia, che ella conobbe a Firenze o a Roma, dove viveva con la sua famiglia.
Michele Bakùnin a Firenze aveva frequentato l’avvocato Canetto ed il ministro sardo Giorgio Asproni e suo figlio Carlo ebbe, probabilmente anche per questo motivo, occasione di conoscere Maria Canetto.
Carlo Bakùnin, che portava il titolo di Duca, non so se arbitrariamente, certo è che gli veniva riconosciuto anche in atti pubblici (i Bakùnin erano, come noto, aristocratici e grandi proprietari terrieri, espropriati a seguito delle vicende politiche di Michele), divenne proprietario nel 1900 della grande tenuta, compreso il palazzo chiamato “Palazzo della Signoria” negli atti pubblici.
Ho potuto accertare presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Sassari che, dopo la morte dell’avvocato Canetto, avvenuta a Roma l’11.8.1893, ad istanza di Pietro De Vecchis, commerciante, venne trascritto, in data 10.12.1894, il pignoramento immobiliare a carico di Maria Canetto in Bakùnin, Giovanna Angela Canetto e Domenico Canetto (fratello di Luigi), quale genitore tutore e curatore dei minori Luigi e Giuseppe Canetto, eredi legittime, in qualità di figlie, le due Canetto Spada, e testamentari gli altri, dell’avvocato Luigi Canetto (le prime erano domiciliate in Roma, gli altri in Tresnuraghes).
L’azione nasceva da un debito di £ 17.000 dell’avvocato Luigi Canetto nei confronti del De Vecchis per cui risultò pignorato tutto il Salto della Minerva e dei terreni di Tresnuraghes (dalla Conservatoria dei Registri Immobiliare di Sassari risulta che il Credito Fondiario aveva concesso nel 1890 e 1891 un mutuo di £ 168.000 all’avvocato Luigi Canetto, con garanzia ipotecaria sopra tutto il latifondo della Minerva).
Dopo la morte dell’avvocato Canetto, gli eredi furono dunque espropriati dal Credito Fondiario (surrogatosi evidentemente al precedente creditore in forza della garanzia ipotecaria), il quale si aggiudicò il latifondo di Minerva a seguito di sentenza del Tribunale di Sassari in data 28.8.1900.
L’Ing. Carlo Saverio Bakùnin chiese allora di comprare il fondo e di assumere a sua volta il mutuo fondiario. Tale richiesta, accolta dal Credito Fondiario con deliberazione del 24.9.1900, portò alla stipulazione dell’atto di vendita, al prezzo convenuto di £ 180.500, tra la Banca d’Italia, il Credito Fondiario e il Duca Carlo Saverio Bakùnin, nato a Ginevra e domiciliato in Sassari, Emiciclo Garibaldi, residente in Roma in Via del Corso n. 525, che acquistata tutto il latifondo di Minerva di ha. 2.127,89 compreso il palazzo, con garanzia ipotecaria a favore della Banca.
Divenuto proprietario, Carlo Bakùnin fece apporre nel palazzo della Minerva il suo stemma, oggi in possesso dei Diaz ad Usini, sotto il quale si legge “proprietà Bakounine” (con il nome scritto alla francese). Lo stemma, inciso in una lastra di marmo, è a losanga (pezza araldica che rappresenta un rombo, prevalentemente usata per le donne): spaccato: nel primo una brisura o banda dentata nella parte superiore a destra; nel secondo un albero su pianura erbosa. Il tutto sostenuto da due cosacchi armati di lancia e timbrato da una corona aperta sovrastante l’elmo, chiuso, di fronte, con svolazzi e gorgieretta. Non sono indicati graficamente i colori e gli smalti.
A seguito di procedura esecutiva nei confronti del Bakùnin, conseguente a sentenza del Tribunale di Sassari (28-29.11.1904), promossa da Pietro Ubertalli, la Minerva venne acquistata all’asta il 9.5.1905 da due fratelli, i nobili Don Vittorio e Don Efisio Delitala di Manca, nati a Cagliari e residenti in Villanova Monteleone e da Francesco Amato, nato a Pignorie (La Spezia) e residente in Sassari, i quali rivendettero la tenuta pochi giorni dopo al nobile Don Giovannantonio Diaz, nato ad Ossi e domiciliato ad Usini, e a suo suocero, il ricco proprietario Giuseppe Derosas, nato e domiciliato ad Usini, il discendente dei quali, Don Peppino Diaz, grande imprenditore agricolo, ne fu proprietario fino alla riforma agraria degli anni ‘ 50 che la espropriò ritrasferendola al Comune di Villanova Monteleone.
Durante la proprietà dei Diaz, nel palazzo della Minerva, negli anni ’20 – ’30 e ’40 del ‘900, vennero più volte ospitate alte autorità dello stato, compresi i Reali, in particolare le Principesse Jolanda e Mafalda di Savoia, appassionate cacciatrici, che godettero della squisita ospitalità di Don Peppino e Donna Lisetta Diaz in occasione di grandi battute di caccia.
Carlo Bakùnine la sua famiglia, dopo la vendita all’asta della tenuta, scomparvero misteriosamente da Bosa, città nella quale vivevano e dove avevano molti parenti stretti, per trasferirsi, senza più dare notizie dirette, prima a Torino poi in Svizzera dove pare il Bakùnin sia morto, a Ginevra, nel 1943.
L’antico palazzo della Minerva, all’origine della nostra ricerca, è stato recentemente restaurato, nel rispetto delle sue caratteristiche storiche e architettoniche e trasformato in un simpatico e comodo albergo, con ottimo ristorante, mentre sono ancora in corso lavori di restauro nelle pertinenze agricole al fine di trasformarle in un centro congressi o residenziale che, se realizzato, sarà di grande prestigio per tutto il territorio.
La località si affaccia sullo splendido lago del Temo, suscettibile di tante utilizzazioni ed è vicina alla storica cittadella di Monteleone Roccadoria completamente restaurata, architettonicamente bellissima per le sue chiese, per l’antico centro abitato e per il suo meraviglioso panorama.

 

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